I vigneti terrazzati di Carema, con i caratteristici pilastri in pietra che sostengono le pergole
I vigneti terrazzati di Carema, con i caratteristici pilastri in pietra che sostengono le pergole. Foto: Laurom · Public domain · Wikimedia Commons

Quando si parla di vino piemontese si pensa alle Langhe. Ma a nord di Ivrea, dove la pianura finisce e la valle si stringe verso la Valle d'Aosta, c'è una viticoltura diversa: terrazzamenti, muretti, pergole sostenute da pilastri di pietra. È il Canavese, e per arrivarci dagli appartamenti di Scarmagno basta mezz'ora.

Erbaluce di Caluso

L'Erbaluce è il vitigno bianco del Canavese e la sua denominazione è l'Erbaluce di Caluso DOCG. Da questa uva si ottengono tre vini molto diversi fra loro: il bianco fermo, secco e con acidità marcata; lo spumante, prodotto con rifermentazione; e il passito, da uve appassite, dolce e da meditazione.

Il bianco fermo è quello che si incontra più spesso a tavola: teso, minerale, tutt'altro che morbido. Sta bene con il pesce di lago e con gli antipasti.

Carema

Il Carema DOC si produce nell'ultimo comune piemontese prima della Valle d'Aosta, su terrazzamenti ricavati sulla roccia. È a base di nebbiolo e i vigneti sono sostenuti da caratteristici pilastri tronco-conici in pietra e calce, che reggono le pergole.

Quei pilastri non sono decorativi: accumulano calore durante il giorno e lo restituiscono la notte, cosa che in un vigneto di montagna fa la differenza fra maturare e non maturare. Il risultato è un nebbiolo più sottile e nervoso di quelli delle Langhe, con una nota alpina riconoscibile.

Le quantità prodotte sono piccole: è un vino che si trova più facilmente sul posto che al supermercato.

Canavese DOC e il resto

La denominazione Canavese DOC raccoglie le altre produzioni della zona, fra cui rossi a base di nebbiolo e di barbera. Sono vini di territorio, pensati per accompagnare la cucina locale e non per essere collezionati.

Nel Canavese si produce anche birra artigianale e, nelle valli, distillati e grappe: la tradizione alpina si sente.

Viticoltura eroica

I terrazzamenti di Carema rientrano in quella che viene chiamata viticoltura eroica: vigneti su forte pendenza, dove non entra nessun mezzo meccanico e ogni operazione, dalla potatura alla vendemmia, si fa a mano e a spalla.

Il costo è evidente nel prezzo della bottiglia e nella quantità prodotta, che resta piccola. Il guadagno è nel paesaggio: i muretti a secco, le terrazze e i pilastri di pietra sono un'opera collettiva stratificata nei secoli, e si vedono dalla strada che sale verso la Valle d'Aosta.

A tavola

L'Erbaluce nella versione ferma sta bene con gli antipasti, con i formaggi freschi e con il pesce di lago, che qui c'è. Lo spumante fa il suo mestiere sull'aperitivo. Il passito si beve a fine pasto, con i dolci secchi o da solo.

Il Carema, e in generale i rossi a base di nebbiolo della zona, chiedono piatti di carne e formaggi stagionati: il bollito e la cucina piemontese d'inverno sono il loro contesto naturale.

Come conoscerli

Il modo migliore è fermarsi in una cantina o in una bottega del posto e farsi raccontare le annate. Nel corso dell'anno il territorio ospita fiere e manifestazioni dedicate ai prodotti locali: date e programmi vengono pubblicati dai canali ufficiali dei comuni e dei consorzi.

Se state in uno dei nostri appartamenti di Scarmagno, una bottiglia di Erbaluce e un pezzo di toma sono la cena più semplice e più locale che possiate mettere in tavola.

I vini del Canavese si producono in quantità limitate: se ne trovate uno che vi piace, comprarlo sul posto è più facile che cercarlo una volta tornati a casa.

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