Capita spesso: uno arriva a Torino per una trasferta di tre settimane, sente dire che c'è un museo egizio, immagina due vetrine e un sarcofago, e ci va l'ultimo sabato più per dovere che per voglia. Poi ci resta tre ore.
Il più antico del mondo
Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo al mondo interamente dedicato alla civiltà egizia, e per importanza della collezione viene subito dopo quello del Cairo. Non è un primato di marketing: è il risultato di due secoli di acquisizioni e di campagne di scavo che hanno portato qui decine di migliaia di reperti.
Il nucleo originario nasce nella prima metà dell'Ottocento, quando lo Stato sabaudo acquista una grande raccolta di antichità egizie. Da lì in poi il museo non ha mai smesso di crescere.
Che cosa si vede
Il percorso è cronologico e attraversa millenni. Ci sono i corredi funerari completi, che raccontano la vita quotidiana meglio di qualsiasi statua: strumenti, sandali, cibo, mobili. Ci sono i papiri, fra cui documenti amministrativi che parlano di salari e di razioni, cioè di lavoro.
E poi c'è la galleria delle statue, allestita nella penombra con i faretti puntati: file di divinità e faraoni in granito, alte diversi metri, disposte come in un tempio. È l'ambiente che colpisce di più, e anche il più fotografato.
Come organizzarsi
Il museo sta nel pieno centro storico, in zona pedonale o a traffico limitato: conviene arrivarci a piedi o con i mezzi pubblici e non con l'auto. Da Torino Nord, dove si trovano gli appartamenti di Via Martorelli, il centro si raggiunge con i mezzi in una mezz'ora.
Mettete in conto almeno due ore, meglio tre se volete leggere i pannelli. La prenotazione è caldamente consigliata: nei fine settimana, nei ponti e nei periodi di vacanza scolastica le code all'ingresso si allungano parecchio.
Orari, giorni di chiusura, tariffe e modalità di prenotazione cambiano nel tempo: verificate sempre sul sito ufficiale del museo prima di mettervi in strada.
Che cosa non perdere
Se il tempo è poco, ci sono tre cose che vale la pena cercare.
La prima è il corredo funerario di Kha e Merit: la tomba di un capo degli artigiani del villaggio di Deir el-Medina e di sua moglie, ritrovata pressoché intatta. Mobili, vasi, cibo, abiti, strumenti da lavoro: è il modo più diretto per capire come si viveva, e non solo come si moriva.
La seconda è il Tempio di Ellesiya, un tempio rupestre nubiano smontato e ricostruito nelle sale del museo: fu donato all'Italia per il contributo alla campagna internazionale di salvataggio dei monumenti minacciati dalla costruzione della grande diga di Assuan.
La terza è la galleria delle statue, l'ambiente allestito nella penombra con i faretti puntati sulle sculture monumentali: è la sala che resta impressa a tutti.
Se avete più di un pomeriggio
Nel raggio di pochi minuti a piedi ci sono Palazzo Reale con la Galleria Sabauda, Palazzo Madama e la Mole Antonelliana con il Museo Nazionale del Cinema. È un quadrilatero che tiene occupato un intero fine settimana senza mai prendere un mezzo.
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