L'orologio dell'allestimento dedicato a «Metropolis» all'interno della Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema
L'orologio dell'allestimento dedicato a «Metropolis» all'interno della Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema. Foto: Zairon · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

La Mole Antonelliana è un edificio nato storto, in tutti i sensi. Doveva essere una sinagoga, non lo è mai stata. Doveva costare una cifra, ne costò molte di più. Doveva essere alta molto meno, e l'architetto Alessandro Antonelli continuò ad alzarla per anni, ben oltre gli accordi. Alla fine divenne il simbolo della città.

Un museo che si visita in verticale

Dal 2000 la Mole ospita il Museo Nazionale del Cinema, e l'allestimento è la cosa che i visitatori ricordano di più. Invece di distribuire le sale su un piano, il percorso sale lungo l'enorme aula centrale: rampe elicoidali, ballatoi, schermi appesi nel vuoto.

Al centro, sotto la cupola, ci sono le chaise longue rosse: ci si sdraia e si guardano spezzoni di film proiettati in alto. È uno di quei posti dove la gente resta seduta molto più a lungo del previsto.

Lungo il percorso ci sono le sezioni dedicate alla pre-storia del cinema (lanterne magiche, ombre cinesi, dispositivi ottici), i set ricostruiti, i manifesti, le macchine da presa e gli oggetti di scena. Torino, del resto, è stata la prima capitale del cinema italiano: qui nacque l'industria cinematografica del Paese, prima che si spostasse a Roma.

L'ascensore panoramico

Dentro l'aula centrale corre l'ascensore panoramico, una cabina in vetro che sale fino al tempietto, il ripiano che sta sotto la guglia. Da lassù si vede la città a scacchiera, la collina, e nelle giornate limpide tutto l'arco alpino.

Il biglietto dell'ascensore è separato da quello del museo, ed è possibile salire anche senza visitare le sale. In inverno, dopo una giornata di vento, la visibilità è spesso migliore che in piena estate.

Una guglia caduta e ricostruita

La Mole è stata a lungo fra gli edifici in muratura più alti d'Europa, ed è anche per questo che la sua storia è costellata di problemi strutturali. Nel 1953 una tromba d'aria abbatté la parte alta della guglia: venne ricostruita, ma con una struttura metallica interna che oggi la sostiene.

Antonelli, del resto, l'aveva alzata ben oltre il progetto originario, aggiungendo ordini su ordini mentre il cantiere procedeva. La sagoma affusolata che oggi è il simbolo della città nasce da quella ostinazione.

Torino, prima capitale del cinema

La scelta di mettere qui il museo del cinema non è casuale. Nei primi due decenni del Novecento Torino fu il centro dell'industria cinematografica italiana: qui avevano sede le case di produzione principali e qui si girarono i grandi film in costume del muto, prima che il baricentro si spostasse a Roma.

Il museo conserva una collezione che va dagli apparecchi ottici pre-cinematografici (lanterne magiche, taumatropi, dispositivi per le ombre) alle macchine da presa, dai manifesti agli oggetti di scena. È uno dei fondi più ricchi del suo genere in Europa.

Quando andarci

Nei fine settimana e nei ponti c'è parecchia gente, sia al museo sia all'ascensore. Se siete a Torino per lavoro, un tardo pomeriggio infrasettimanale è il momento migliore: si sale con poca coda e si arriva in cima con la luce giusta.

Orari, giorni di chiusura e modalità di accesso cambiano di stagione in stagione e vanno verificati sui canali ufficiali del museo.

Se dovete scegliere una cosa sola e avete poco tempo: l'ascensore panoramico al tramonto. Venti minuti, e avete capito la geografia di Torino meglio che con una mappa.

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